La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana

Oggi approfondiamo il saggio di Stefano Jossa, intitolato “La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana” edito da Einaudi. Il professore napoletano, docente d’italiano presso la Royal Holloway University di Londra, è impegnato in questi giorni a promuovere il libro in giro per l’Italia. “Da secoli è per tutti la lingua dell’amore. Suona più come un clavicembalo che come una chitarra rock, e questo la rende uno strumento delicato da maneggiare”. Così descrive Jossa la lingua italiana nel suo bellissimo saggio. Un percorso appassionato attraverso gli usi e la storia del nostro idioma, accompagnato dai padri della letteratura. Stefano Jossa spiega come la lingua natia rappresenti per ognuno “la casa del cuore”, uno strumento per esprimere i sentimenti più forti e intimi. E ci ricorda i motivi per cui essere orgogliosi della nostra. Metafore, rime, sinonimi, suoni e dialetti fanno dell’italiano una lingua di una straordinaria ricchezza. “La più bella del mondo.” Non è un saggio di linguistica, ma un libro che vuole raccontare la storia della nostra lingua. Perché ciò che distingue un idioma, spiega lo scrittore, è la sua storia. E per farlo Jossa scomoda i nostri più grandi letterati, come Dante, Manzoni e Leopardi ma anche Pasolini con la sua riflessione ideologica, Calvino e Gaddafino ad arrivare a registi, cantautori e rapper dei giorni nostri. Jossa non biasima nemmeno i nuovi inglesismi, che tanto fanno discutere negli ultimi anni ma che l’autore considera un ulteriore prova della speciale ricchezza dell’italiano. Una lingua capace di accogliere parole oltre confine e trasformarle in italiane. “A chi è poliglotta si chiede spesso in che lingua sogna, in che lingua parla quando fa l’amore, in che lingua impreca e insulta: come se la lingua avesse un contatto immediato con l’anima e fosse legata direttamente all’inconscio oppure ai sentimenti più intensi. La lingua esprimerebbe allora la parte più profonda della nostra personalità, perché lì risiede davvero quello che abbiamo dentro: come si può non amarla quanto noi stessi?” di Virna Cipriani Immagine tratta da Amazon.it
Non solo Nadia Toffa: ecco i 10 vip sconfitti dal cancro che, con la loro testimonianza, sono stati un esempio per tutti (IV parte)

8.Steve Jobs “Siate affamati, siate folli”…chi non ha mai sentito, almeno una volta, la famosa frase pronunciata da Steve Jobs, fondatore della Apple e diventato uno dei simboli chiave dell’industria informatica? Considerato come l’Henry Ford del Nuovo Millennio, anche dopo le sue dimissioni (avvenute poco prima della sua morte) è stato descritto come un pioniere, un visionario e un genio. Steve Jobs, dopo essere stato per anni anche il presidente della Pixar prima che, nel 2006, venisse di nuovo riacquistata dalla Disney, se n’è andato il 5 ottobre 2011 in seguito alle complicazioni di un cancro al pancreas. 9.Patrick Swayze Noto per i suoi ruoli in Ghost e Dirty Dancing, Patrick Swayze, come Nadia Toffa, è stato un combattente fino alla fine, perché non ha mai smesso di recitare nemmeno quando si è sottoposto ad una pesante chemioterapia per curare il suo cancro al pancreas. Swayze era determinato a non lasciarsi sopraffare dal tumore e, anche se alla fine è stato sconfitto, è riuscito a vivere per ben due anni con un cancro che, in genere, una volta diagnosticato lascia al paziente soltanto alcuni mesi di vita. 10.Luciano Pavarotti Ricordato ancora oggi come uno dei dieci migliori tenori di tutti i tempi, Luciano Pavarotti è stato il cantante italiano che ha ottenuto maggiori successi a livello internazionale con più di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Nel 2007, prima che perdesse la sua battaglia contro un tumore al pancreas, la sua voce si è sentita per l’ultima volta nel film Sapori e dissapori quando ha cantato Nessun dorma (tratto dalla Turandot di Giacomo Puccini, deceduto per un tumore alla gola prima che l’opera venisse completata) nella colonna sonora. Di Francesca Orelli
“Queen of Hearts” dei Coreleoni (première)-recensione

Da amante del rock’n’roll e del metal anni 70, 80 e 90, non c’è niente di meglio come un’anteprima per scaldarmi, soprattutto se quest’ultima è rappresentata da Queen of Hearts, il nuovo inedito dei Coreleoni, gruppo fondato nel 2017 da Leo Leoni, chitarrista dei Gotthard, proprio per il 25esimo compleanno dei Gotthard. La band, formata da Leo Leoni, Ronnie Romero, Mila Merker, Alex Motta e Jgor Gianola, prima di Queen of Hearts, aveva pubblicato un altro inedito, Walk on Water, che mi aveva catturata fin dal primo momento non solo per il suo sound, ma anche per la sua critica feroce nei confronti della guerra, della scelta di sacrificare la vita di numerosi innocenti per “beni fin troppo materiali” (petrolio in primis) e anche perché, all’interno del video stesso, questi messaggi non solo erano cantati, ma li si leggevano a chiare lettere su uno sfondo in cui apparivano alcuni dei personaggi più sanguinari che hanno (purtroppo) attraversato il nostro Nuovo Millennio, e tra questi erano ben riconoscibili Osama Bin Laden e Saddam Hussein. “Queen of Hearts”: recensione Il nuovo inedito, Queen of Hearts, che è stato presentato oggi 16 agosto 2019 alle 12.00 in punto su Youtube (la prima era stata annunciata due giorni fa), tolti i due minuti di attesa, nel complesso dura all’incirca 5.14 minuti. All’inizio del video, e questo è stato il primo dettaglio che ho notato, vengono presentati tre personaggi chiave: il prete, il texano e il playboy. E, prima ancora di questi tre, appare una macchina argento metallizzato, forse un po’ troppo moderna per il contesto scelto, quello del Vecchio West, da cui scende una donna (l’attrice scelta per interpretare “la regina di cuori” della canzone) che poco dopo entra da una porta. Tutta l’azione si svolge all’interno di un bar malfamato, con un caminetto che si vede sullo sfondo e un tavolo da gioco verde, il green, dove è in corso una partita a poker, e ambienti molto scuri o in cui prevale la penombra. E, oltre al fumo, tanto per sottolineare la pericolosità di tutta la situazione salta fuori pure una revolver, che viene posata dal playboy sul tavolo (particolare già visto in altri video, anche in quelli degli stessi Gotthard, come ad esempio Feel what I feel, quindi niente di nuovo sotto il sole). I Coreleoni, anche se in un primo momento mi sembravano suonare in un ambiente separato, alla fine con un cambio di telecamera (prima non si capiva bene) sono apparsi nella stessa scena. Bello l’assolo, intorno al minuto 3.31, di Leo Leoni, e anche la sua giocata successiva con Ronnie Romero contro la “regina di cuori”, che dopo essere passata quasi in sordina, viene messa (com’è giusto che sia) al centro della scena e ulteriormente evidenziata dalla “calata” della carta che la raffigura sul poker. Il pezzo in sé strizza molto l’occhio alle sonorità dell’album Dial Hard dei Gotthard, uscito nel 1994, e nel complesso è piacevole da ascoltare e, sul finale, si chiude anche con una sfumatura che non provoca stacchi “troppo improvvisi” per le orecchie. Molto più leggero, cinematografico e scuro rispetto a Walk on water, ma sicuramente da ascoltare e da vedere on video oltre che live! Di Francesca Orelli
Non solo Nadia Toffa: ecco i 10 vip sconfitti dal cancro che, con la loro testimonianza, sono stati un esempio per tutti (III parte)

5.Giorgio Faletti Giorgio Faletti è stato uno degli artisti più poliedrici del panorama italiano: dopo aver esordito come comico in Drive In, ha partecipato più volte al Festival di Sanremo ed è stato anche il paroliere dei Dik Dik, di Drupi e di Angelo Branduardi e un giallista di successo. Dal 2006 al 2009 è apparso anche in diversi film e, nell’autunno 2013, ha portato in scena lo spettacolo Nudo e Crudo. Nel 2014, dopo aver saputo di essere affetto da un tumore ai polmoni, cercò di curarsi a Los Angeles, poi a Torino, dove però il 4 luglio 2014, a 63 anni, dovette arrendersi alla malattia. 6.Walt Disney Il creatore di Topolino, malgrado fosse già instabile di salute, due anni prima della sua morte (avvenuta il 15 dicembre 1966 a causa di un tumore al polmone sinistro) gettò le basi per la costruzione di un nuovo parco ad Orlando e lavorò senza mai risparmiarsi anche al progetto del Disney’s Mineral King Ski Resort. Il giorno della sua scomparsa, per omaggiarlo, Epoca gli dedicò una copertina con un Topolino piangente realizzato da Giovan Battista Carpi, uno dei più grandi fumettisti italiani in circolazione. 7.Bob Marley Considerato ancora da molti amanti del reggae come un leader politico, spirituale e religioso, Bob Marley è riuscito non solo a dare vigore ad un genere musicale che prima era relegato per lo più alla terra giamaicana, ma anche a sviluppare e a diffondere uno stile di vita pacifista. Nel 1978, malgrado un anno prima gli fosse già stato diagnosticato un melanoma maligno all’alluce, Marley riuscì ad organizzare l’One Love Peace Concert in Giamaica e anche a far stringere la mano sul palco ai leader dei due partiti allora in guerra. Nel 1979 produsse l’album Survival, mentre il 17 aprile 1980 partecipò alle celebrazioni per l’indipendenza dello Zimbabwe e, sempre nel 1980, diede alle stampe l’album Uprising. Malgrado il cancro continuasse a diffondersi nel suo corpo, Marley fece una tournée estiva trionfale in Europa e diverse date negli Usa, prima che l’11 maggio 1981, dopo aver tentato una salvezza disperata in Germania, morisse a Miami presso il Cedar of Lebanon Hospital, dov’era stato ricoverato dopo che il suo volo (diretto verso la Giamaica) aveva fatto un atterraggio d’emergenza. Di Francesca Orelli
Non solo Nadia Toffa: ecco i 10 vip sconfitti dal cancro che, con la loro testimonianza, sono stati un esempio per tutti (II parte)

2.Alan Rickman Membro della Royal Shakespeare Company, si fece notare per la prima nel 1986 quando interpretò il Visconte di Valmont ne Le relazioni pericolose, mentre due anni dopo, nel 1988, ottenne una piccola parte in Trappola di Cristallo. La fama mondiale però la raggiunse negli anni Duemila per l’interpretazione del professor Severus Piton in Harry Potter. La sua voce era considerata una delle più perfette del cinema contemporaneo, perché, come descritta dall’attrice Helen Mirren, era dolce come il miele e affilata nello stesso tempo come uno stiletto. Il 14 gennaio 2016, quattro giorni dopo David Bowie, è deceduto a 69 anni per un cancro al pancreas dopo aver prestato la voce ad Absolem nel film Alice attraverso lo specchio. 3.Ronnie James Dio Considerato uno dei padri dell’heavy metal americano, Ronnie James Dio fu il primo ad utilizzare il gesto delle corna come segno di riconoscimento tra i metallari (e a chi lo accusò di essere volgare, pare che rispose che si trattava di un gesto di buon augurio che aveva ripreso dalla nonna). Ha collaborato con i Black Sabbath, Tony Iommi, Geezer Butler e Vinny Appice, e anche inciso un unico album in studio con gli Heaven and Hell, The Devil You Know, prima che il 16 maggio 2010, dopo aver combattuto con esso per sei mesi, venisse sconfitto da un cancro allo stomaco. 4.David Bowie David Bowie, che durante gli anni Settanta e Ottanta portò in scena personaggi come il Duca Bianco e Ziggy Stardust, nel 2013, dopo aver dedicato ben 51 anni della sua vita alla musica, si è ritirato dalle scene, salvo poi annunciare a sorpresa l’8 gennaio 2013 l’arrivo di un nuovo album, registrato in segreto, dal titolo The Next Day. Nel 2014, dopo aver scoperto di essere affetto da un cancro molto aggressivo al fegato, Bowie registrò il suo ventiseiesimo album, Blackstar, ritenuto oggi il suo canto del cigno. Il cantante, dopo che nel 2015 seppe che gli restava poco tempo da vivere (il cancro si era propagato in tutto il suo corpo), tenne segreta la sua malattia e, il 7 dicembre, fece la sua ultima apparizione pubblica alla prima della commedia musicale Lazarus. È morto il 10 gennaio 2016, due giorni esatti dopo l’uscita di Blackstar. Di Francesca Orelli
Amore e Psiche: l’eterna contemplazione canoviana ispirata da un affresco di Ercolano

Amore e Psiche è una delle sculture più famose al mondo. Realizzata tra il 1787 e il 1793 da Antonio Canova, considerato dagli storici dell’arte lo scultore di riferimento del Neoclassicismo per eccellenza, la statua è conservata presso il museo del Louvre, a Parigi. L’opera, scolpita in marmo bianco, si ispira allo scritto di Lucio Apuleio “l’Asino D’Oro’’, il romanzo del II secolo d.C. che narra la favola di Amore e Psiche, che per errore diventarono amanti, e che tra mille ostacoli riuscirono a far valere la loro passione. Analisi dell’opera Con uno stile raffinato che conserva l’erotismo dell’atto, Amore e Psiche vengono immortalati nel momento che precede il bacio: le loro labbra, anche se molto vicine, non si sono ancora incontrate. I due amanti si contemplano all’infinito in una posa armoniosa, nella quale Amore mostra le ali spiegate dopo essere appena giunto per sorreggere il corpo della fanciulla: con la mano sinistra sfiora romanticamente il seno di Psiche, e con la destra ne sostiene il volto; il ginocchio sinistro è poggiato a terra, mentre con la gamba destra si china in avanti, curvando la testa per avvicinarsi al volto addormentato dell’amata. Psiche invece è semidistesa, e rivolge il viso verso l’alto. Con trepidazione alza le braccia per ricevere il bacio di Amore, sfiorandone i capelli con la mano. I loro giovani corpi sono completamente nudi, fatta eccezione per un drappo che copre parzialmente le zone più intime di Psiche. Osservando la scultura da dietro si scorgono invece la chioma fluente di Psiche e il vaso di Proserpina che ha causato il suo svenimento, oltre alla faretra di Amore. Se pur introducendo già elementi tipici del romanticismo, Amore e Psiche risponde pienamente ai principi dell’estetica neoclassica. I gesti dei due amanti sono garbati, se pur estremamente espressivi, in un equilibrio che consente una perfetta sincronia dei loro corpi nello spazio; il loro ardore viene sfumato nel tenero affetto che li avvolge, e che ne sottolinea il legame. Entrambi i protagonisti dell’opera si espandono lungo due direttrici diagonali morbide che si incrociano. Il punto di intersezione, facile da notare per l’osservatore, è sottolineato dal delicato abbraccio dei due personaggi. Le braccia di Amore e Psiche si intrecciano, dando vita ad un cerchio che incornicia i loro volti, rendendo ancor più eterno l’attimo che separa le loro labbra. L’ispirazione di Ercolano Ciò che in pochi sanno è che Canova ebbe l’ispirazione per Amore e Psiche dopo aver visto un affresco ad Ercolano nel quale erano raffigurati una baccante abbracciata ad un fauno. Nella fase preliminare, infatti, il bozzetto in terracotta prevedeva un contatto tra i due personaggi più intenso di quello ammirato nell’opera finita. Della scultura esistono altre versioni, una delle quali, realizzata dallo stesso Canova intorno al 1800, è conservata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. In questa variante i due personaggi vengono rappresentati in piedi, secondo la richiesta dal principe russo Nikolaj Jusupov per conto dell’imperatrice Caterina II di Russia, la quale avrebbe voluto che lo scultore prestasse servizio nella sua corte. Canova rifiutò, ma scolpì comunque l’opera. di Daniele Sasso LEGGI ANCHE: Dalí e “La persistenza della memoria” tra fisica e psicologia Mondi e oggetti impossibili: il paradosso della percezione di Escher (Parte I) La pareidolia (Parte II): volti ed illusioni tra arte e psicologia Guernica: una situazione purtroppo sempre più attuale (parte I)
Non solo Nadia Toffa: ecco i 10 vip sconfitti dal cancro che, con la loro testimonianza, sono stati un esempio per tutti (I parte)

Nadia Toffa, giornalista de “Le Iene” e con una laurea in Lettere Moderne, che durante la sua breve vita si è battuta per la Terra dei Fuochi, per le persone che abitavano nei pressi dell’Ilva di Taranto e per i minori che venivano costretti a prostituirsi a Bari, dopo aver combattuto per due anni contro un cancro al cervello si è spenta martedì 13 agosto 2019 a soli 40 anni. La reporter, criticata a più riprese per la sua scelta di rendere pubblica la sua battaglia contro il tumore, nelle ultime ore è stata elogiata da Paolo Veronesi, dirigente del reparto senologia chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, per la sua testimonianza, che è stata un esempio per tanti pazienti e non solo: “Fino all’ultimo non ha perso la speranza e ha affrontato la malattia in maniera razionale, rivolgendosi alla scienza. Fino al triste epilogo.” La “dolce guerriera”, così com’era conosciuta anche tra i suoi colleghi de “Le Iene”, non è stata l’unica ad affrontare il cancro a testa alta e a dare l’esempio con la sua vita a tutti i malati oncologici (e non solo): ecco 10 vip che, malgrado siano stati sconfitti dai tumori, hanno saputo dare non solo speranza, ma non si sono mai arresi e continuano a dare (ancora oggi) una spinta alla ricerca sui tumori. 1.Fabrizio Frizzi Il conduttore televisivo, uno dei più amati in Italia, era stato ricoverato un mese e mezzo prima del malore di Nadia Toffa per un tumore al cervello, lo stesso che aveva la reporter, ma nonostante ciò, la incoraggiava a non mollare. Frizzi, oltre ad essere stato il timone della partita del cuore, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Erice per aver donato il suo midollo osseo ad una ragazza del posto, salvandole la vita e, negli ultimi mesi di vita, ha partecipato alla maratona di Telethon in qualità di ospite. Fino al 25 marzo 2018, quando a poche ore da una registrazione televisiva le sue condizioni si aggravarono improvvisamente e, dopo un breve ricovero, morì nelle prime ore del 26 marzo 2018, Fabrizio Frizzi non solo non ha mai smesso di lavorare, ma ha combattuto strenuamente per la sua famiglia, in particolare per la figlia Stella. Di Francesca Orelli
A Roma inaugurata la “Casa dei libri senza prezzo”

Inaugurata a Torpignattara (Roma), la prima “Casa dei libri senza prezzo”. Un punto di incontro culturale che nasce con l’intento di favorire lo scambio di libri. I volumi sono tutti usati ma in buono stato. Il cliente potrà scegliere fino a tre copie e decidere liberamente il costo. In questo modo tramite un offerta libera si potrà dare un valore personale al libro. L’idea di aprire una “Casa dei libri senza prezzo” nasce grazie alla passione e al lavoro delle associazioni di volontariato Book-Cycle e Ri-ciclo del libro. I volumi sono messi a disposizione gratuitamente grazie alle donazioni di privati e biblioteche. I titoli vanno dai classici della letteratura, ai best seller, gialli, fantasy, teatro e saggi. Una vasta scelta di cui gli appassionati di lettura potranno liberamente usufruire. Tutti i libri raccolti grazie a questa iniziativa vengono riutilizzati in maniera attiva da parte dei volontari dell’Associazione. I volumi che restano negli scaffali infatti vengono regalati a ospedali, carceri e centri di accoglienza. I volumi vivono così una seconda vita. Lo scopo è quello di favorire la lettura ed evitare che i libri vengano buttati. Il book-crossing (scambio di libri) è un fenomeno che nasce nel Nord- Europa. Da qualche anno anche l’Italia ha adottato questa lodevole iniziativa. Un metodo utile e pratico per scambiarsi i libri e favorire la socialità. Gli eventi di book-crossing organizzati dalle associazioni di volontariato sono tanti ed interessanti. Alcuni appuntamenti dedicati agli appassionati della letteratura vengono organizzati in piazze dove avviene poi lo scambio dei volumi. Le persone si dispongono in circolo e ad un segnale concordato ciascuno scambia il libro con il suo “vicino”. In alcune città italiane vengono invece riutilizzate le vecchie cabine telefoniche, cassette postali in disuso, con lo scopo di realizzare punti di scambio. Ciascuno potrà lasciare il suo volume già letto e prenderne uno disponibile. La cultura così viene messa in circolo e si evita l’aumento di rifiuti cartacei. Un fenomeno che oltre a diffondere cultura e amore per la lettura, punta anche a ridurre lo spreco e azzerare l’impatto ambientale. Di Sergio Cimmino
Umorismo e psicologia: I Parte – Freud e i motti di spirito

La risata è stata spesso oggetto di studio della psicologia, la quale si è interrogata per più di un secolo sull’influenza che questa potesse avere sul comportamento e sulla gestione di desideri e paure. Per comprendere bene le basi psicologiche dell’umorismo, quindi, è impossibile non partire da Sigmund Freud, che fu tra i primi a cercare una spiegazione all’utilizzo dell’ironia nella quotidianità. Nonostante il suo lavoro si proponesse di scavare nell’inconscio più profondo e drammatico dell’essere umano, Sigmund Freud aveva dimostrato molto interesse verso i motti di spirito e l’umorismo; questi elementi, secondo il padre della psicanalisi, dipendono dall’eterno tentativo di compromesso dell’uomo con i suoi desideri più profondi, e rappresentano, come gli atti mancati (i lapsus), un modo per vedere emergere una parte del nostro inconscio nella vita di tutti i giorni. È possibile, secondo Freud, dividere tra i motti di spirito verbali, costituiti da giochi di parole, e i motti di spirito concettuali, che derivano invece il proprio carattere ironico dallo spostamento o il capovolgimento di un’idea. Un’altra divisione che viene concettualizzata è quella tra motti di spirito innocenti e tendenziosi. Questi ultimi necessitano di una terza persona per essere efficaci; qualcuno che ascolti la battuta riferita alla vittima, uno spettatore trasformato in un alleato da chi parla. I motti di spirito tendenziosi vengono suddivisi a loro volta in diverse categorie: Sono proprio queste ultime due categorie a giocare un ruolo fondamentale nella capacità di gestire desideri sessuali e aggressivi inconsci: non potendo soddisfare direttamente il proprio desiderio, questo viene convertito nella battuta, attraverso la quale si ricerca un appoggio in una terza persona, cercando di portarla dalla propria parte. Questo perché non si può affrontare direttamente il rivale, o perché l’oggetto del proprio desiderio è fuori dalla nostra disponibilità. L’ironia avrebbe alla base un modo di pensare tipico dell’infanzia che non necessita della stessa energia psichica tipica di un pensiero maturo. Sarà proprio quella energia risparmiata, successivamente, ad essere sfogata attraverso la risata. L’umorismo viene definito inoltre da Freud come la forma più sofisticata di comicità, un elemento che al di là della risata suscita ammirazione in chi ascolta. Già agli inizi del 900, quindi, la risata era stata concettualizzata come un modo per scaricare l’energia repressa e superare indirettamente i propri ostacoli, guadagnandosi il rispetto della propria cerchia sociale. di Daniele Sasso
Recensione di Succede, di Sofia Viscardi

Benvenuti in questa nuova rubrica in cui cercheremo di scoprire se vale davvero la pena leggere certi libri. Io dico di sì, almeno per farci quattro risate insieme. ***ATTENZIONE: SPOILER*** DAVVERO: SPOILER ESAGERATO! NON CONTINUARE SE INTENDI LEGGERE IL LIBRO Ok. Veniamo subito a noi, giovani appassionati di libri brutti! Questa volta ho letto per voi (per me) questo capolavoro per adolescenti con evidenti problemi: “Succede”, di Sofia Viscardi. La nostra protagonista si chiama Meg, che dovrebbe essere il diminutivo di Margherita, ma che per noi sarà quello di Megarincoglionita. Ha 17 anni, frequenta un liceo, gira in tuta, è sempre distratta e vive con due genitori che alle ultime elezioni hanno di sicuro votato Possibile. Megarinco ha due amici: Olimpia, bella, brillante e già pronta per fare la tronista di Uomini e donne, e Tom, alto e boh… alto. Il primo capitolo si apre con Meg che ha fatto tardi per andare a scuola, quindi assonnata esce di casa senza nemmeno guardarsi allo specchio e indossando una tuta. Tipica protagonista che presto vedremo interpretata da Alessandra Mastronardi. Sull’autobus Meg legge “Il mondo di Sofia”, che temo non sia davvero quel “Il mondo di Sofia”, ma un altro libro che presto la Viscardi ci propinerà (se lo ha già fatto non ditemelo nemmeno). Che sbadata: Megarincoglionita sbatte contro un figo della madonna che subito, premuroso, le raccoglie il libro e le fa i complimenti per la lettura. Quindi analizziamo bene la scena: figo, 19 anni, che nota il libro. Diciamo in coro: MA CHI CE CREDE. Lo stra gnocco si presenta a Meg, ma lei lo trova molto sfacciato. La cosa comunque passerà abbastanza in cavalleria perché, come vedrete in seguito, Meg non è un’adolescente normale. Per fortuna c’è sempre Olimpia che tra un OH MIO DIO e un gridolino mostra un minimo di entusiasmo (e di gioventù). La giornata di Meg viene interamente dedicata al gossip a casa di Olimpia. Dovrebbero studiare ma snapchat le fagocita. Il pomeriggio di studio si tramuta, come nella migliore tradizione, in 4 ore di cazzeggio finché la madre civatiana non chiama la piccola Meg: “Dovevi essere qui alle 20.30 e sono già le 20.37!”. Sette minuti di ritardo per studiare. Inaccettabile. Sarete sicuramente sollevati nel sapere che Megarinco riesce ad arrivare a casa alle ore 21.07. A casa di Meg non usano i riscaldamenti perché suo padre Leonardo Di Caprio sostiene che inquinino troppo. Che bella questa famiglia di sinistroidi radical chic, mi sento a casa. Adottatemi. Ah, non hanno nemmeno un’automobile. Dopo cena, Megarinco decide di studiare scienze ma prima si prepara il caffè, poi si strucca, poi si lancia sul letto, mette le cuffie e legge due pagine di “Il mondo di Sofia”, poi si addormenta. Non so voi ma quando andavo al liceo e dicevo di studiare era un po’ diverso. Da questo momento in poi i genitori simpatici di Margherita le vietano giustamente di avvicinarsi alla cucina. Nel frattempo un mistero ci terrà incollati al libro: Olimpia ha un segreto che le vuole rivelare domani all’uscita di scuola.[ndr]Olimpia tipica persona che ti scrive “ti devo dire una cosa” e poi quella cosa non te la dice. Noi odiamo le persone come Olimpia. Il giorno dopo Meg si alza presto perché vuole prendersi cura di sé vestendosi meglio e truccandosi. Il primo a notare il cambiamento è Tom, che le chiede se si è innamorata. Tre secondi dopo Meg si scontra di nuovo con Samuele. Ovviamente Tom, maschio di 17 anni che ne dimostra 12, urla “HO CAPITO PERCHÉ TI SEI TRUCCATAAAA”. All’intervallo la nostra sbadata protagonista sbatte contro qualcuno che ovviamente è Samuele. Non so quale sia il problema di deambulazione di questa ragazza ma forse potremmo montarle un sensore di parcheggio. Sappiate che a ogni azione di Meg corrisponde subito un pensiero: “cosa farebbe Olimpia al posto mio?” E cosa farebbe Olimpia al posto suo? Scusarsi. Come qualsiasi persona di buon senso nel mondo, credo. All’uscita di scuola, Megarinco osserva Tom da lontano mentre UDITE UDITE osa dare un tiro a una canna. Ha la pacata reazione di Eva Henger all’isola dei famosi. La scena madre: Lui le risponde male, lei si arrabbia ancora di più anche perché è in “QUEL periodo del mese”. Boh, Marghe, potresti abbottarti di carboidrati come facciamo tutte invece di rompere il cazzo al prossimo. Suggerimento, eh. Ma finalmente, miei amici, Olimpia ci svela il segreto che ci ha tenuto sulle spine per tutto questo tempo (10 pagine, forse). Ha conosciuto un tipo di 22 anni su una chat. È intelligente, simpatico, carino e non ha mai avuto una relazione seria. A TRENTATRE’ ANNI. Tom propone a Meg di seguire Olimpia quando vedrà questo Max. Il piano da vero 007 è di fingere di essere una coppia. Megarinco rifiuta con uno stizzito: io non ti tengo per mano. (E vafancù Margherì, le avrei detto io, ma Tom è troppo un signore Ci viene ripetuto ancora una volta che Meg ha deciso di prendersi cura di se stessa. Ma non per Samuele, eh. Solo per fare contenta Olimpia. Lo ripetono talmente tante volte che pare una puntata dei Teletubbies quando dicono ciao ciao per 10 minuti: Mentre si dirigono verso la palestra incontrano Samuele – questo ragazzo non sta mai in classe, possiamo parlare con i suoi genitori? – e Olimpia combina un appuntamento tra lui e Megarinco. Samuele e Meg si incontrano a pranzo e Megarinco si scusa per essere stata fredda (?) con lui. Perché chi di noi non è subito affettuosa e in confidenza con uno sconosciuto visto due volte su un bus? Per forza doveva scusarsi! Sta per finire il pranzo e Meg nota qualcosa di strano a distanza. Guarda caso Tom è proprio lì, e lei cerca subito conforto in lui. Lasciano Samuele come uno stronzo e corrono dall’altro lato della strada dove pensano di trovare Olimpia e Max. Ovviamente non erano loro. Samuele le manda un SMS. Sappiate che Meg trova questo messaggio molto sfacciato. Avere 71 anni e non sentirli. Meg, da cui

