Seconda Guerra Mondiale: ritrovati in Irlanda resti di un aereo caccia dell’epoca

Alcuni pezzi di un aereo da combattimento americano della Seconda Guerra Mondiale sono stati recuperati nella contea di Monaghan, situata vicino al confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, da un gruppo di studenti di archeologia che lavorano in qualità di funzionari presso il museo della contea di Monaghan. Secondo quanto riportato dall’Irish Times il velivolo, un P38 Lightning dell’epoca, fu pilotato dal secondo tenente Milo E.Rundall, originario dello stato dello Iowa, che precipitò nella regione dopo essersi perso durante un volo serale sulle rive orientali del Lough Negagh, nell’Irlanda del Nord, a pochi metri dalla base di partenza del suo gruppo di stanza Fighter 82, il 17 dicembre 1942. La maggior parte dei detriti dell’aereo era già stata recuperata dalle forze di difesa irlandesi del tempo, ma di recente, alcuni controlli radar hanno evidenziato che nella zona erano presenti altre parti aggiuntive. Liam Bradley, responsabile del museo locale di Monaghan, ha già rivelato quale sarà il destino di questi pezzi che sono stati ritrovati e che, già nelle prossime settimane, saranno recuperati: “Lo scavo, che avvieremo nei prossimi giorni, sarà il progetto finale del nostro esame triennale sull’impatto della Seconda Guerra Mondiale nella nostra contea di confine.” L’Irlanda, nonostante facesse ancora parte della Commonwealth (ottenne l’indipendenza nel 1949), durante il secondo conflitto mondiale mantenne una posizione di stretta neutralità, anche se quest’ultima arrivò ad irritare a più riprese gli inglesi e a spingerli a cercare di convincere gli irlandesi a scendere in battaglia. Ciò però non riuscì ad impedire che i piloti, tedeschi e americani in primis, bombardassero l’Irlanda, causando centinaia di morti e numerosi feriti. E questo malgrado gli irlandesi, per segnare i confini della loro nazione da quelli dell’Inghilterra, avessero scritto sulle coste sud dell’isola EIRE a grandi lettere per evitare i bombardamenti nemici. Di Francesca Orelli
Brasilena, la bibita gassata al caffè: una perversione tutta calabrese

La Brasilena è una bibita gassata aromatizzata al caffè, prodotta da oltre 50 anni in Calabria. Motivo di orgoglio per questa terra, si unisce alle molte specialità che ne impreziosiscono il patrimonio alimentare. Il bilanciato connubio di acqua oligominerale e vero infuso di caffè torrefatto la rende una bibita dal gusto brioso e dissetante. Grazie a una moderata dose di caffè, la Brasilena è ideale anche per i bambini, perché rinfresca in estate e rinvigorisce durante l’inverno. Il made in Calabria in tutto il mondo Punta di diamante dell’azienda Acqua Calabria, la Brasilena non teme la concorrenza dei grandi marchi. Non solo occupa da sempre un posto d’onore sulle tavole calabresi ma viene esportata anche in paesi come il Canada, gli Stati Uniti, l’Albania, la Germania, la Cina e l’Australia. Chiamata anche gassosa al caffè, la Brasilena si contraddistingue per gli ingredienti naturali e per il suo packaging un po’ retrò che sa di altri tempi. Non bisogna però farsi ingannare. Questa bibita riscuote un successo crescente nel mercato, tanto da diventare ingrediente base per alcuni cocktail, come l’Orange Dream (whisky con ghiaccio, Brasilena e panna) e il Black jelly Bean (sambuca con ghiaccio e Brasilena). Brasilena, le sue origini Nel 1982 esordisce nel mercato con la caratteristica bottiglietta di vetro da 180 ml, cui si sono aggiunti nel corso degli anni, nuovi formati in plastica e lattina per facilitarne il trasporto. La Brasilena è tra le poche bevande italiane a non aver ceduto il passo ai marchi delle grandi multinazionali; in Calabria la si trova ovunque ed è facilmente reperibile anche in Puglia, Campania e Sicilia. di Redazione
Kenny Random: storia ed opere del Bansky Italiano

La città di Padova è da sempre una culla di storia e di arte. Le chiese importanti come quella di Sant’Antonio del XIII secolo e i dipinti di Giotto sono meta di turisti provenienti da tutto il mondo. La città veneta è considerata anche la culla della street art italiana. Da qui è partita la storia di Kenny Random meglio conosciuto come il Bansky Italiano. L’artista Kenny Random ha un curriculum artistico di tutto rispetto. Le sue opere e la sua figura si ispirano a quelle di Bansky. Una carriera coperta dall’anonimato. Il suo modus operandi è simile a quello del maestro di Bristol. Diversi anni fa si “presentò” ai suoi concittadini padovani inventando una “caccia al tesoro”. Le sue opere furono nascoste in giro per la città, gli unici indizi erano reperibili tramite i social network. Sulla vera identità di Kenny Random circolano molte ipotesi. Quella più credibile riporta al nome dell’artista Andrea Coppo. Nato a Padova nel 1971 avrebbe studiato all’Istituto Professionale Usuelli Ruzza per poi trasferirsi all’estero. L’artista oltre ad essere uno street artist, ha anche pubblicato un libro, realizzato un corto cinematografico e venduto un quadro a Roman Abramovich. Kenny Random è un artista ricercato da tutti gli appassionati d’arte. Il suo anonimato ha contribuito ad alimentare la curiosità dei suoi fans. L’artista è attivo da sempre anche sulle tematiche sociali. Recentemente nelle sue opere è stato trattato anche il tema dell’immigrazione. Tramite i social ha realizzato un’opera intitolata “SOS”. L’opera raffigurava una nave di migranti in balia delle onde a forma di “SOS”. Successivamente è stata aggiunta la figura di un bambino che lancia una scaletta di salvataggio. Attualmente Kenny Random risulta essere in giro per il mondo, sempre in cerca di nuove idee ed ispirazioni. Le sue bombolette spray e stencil rappresentano il suo linguaggio. I muri sono le sue tele dove dipingere le sue opere. I critici d’arte hanno definito le sue opere come malinconiche ed umoristiche. di Sergio Cimmino
Pesce spada alla pizzaiola

Il pesce spada alla pizzaiola è un secondo piatto genuino e fresco, ideale da gustare con la bella stagione. Di origine calabrese, questa portata è così leggera e saporita da mettere d’accordo tutti: gli adulti attenti alla dieta e i bambini che faticano a mangiare il pesce. Origano, olio extra vergine di oliva e pomodorini, insieme al pesce spada, sono gli ingredienti principali di questa ricetta e racchiudono i sapori e i profumi della cucina mediterranea. Ingredienti Pesce spada (4 fette) 600 g Pomodorini perini maturi 400 g Mozzarella 1 Capperi sotto sale (da dissalare) 15 g Olive nere denocciolate 60 g Aglio 2 spicchi Olio extra vergine di oliva 5 cucchiai Origano q. b. Pepe nero q. b. Preparazione Scottate i pomodorini in acqua bollente e levate la pelle e i semi interni. Tagliateli quindi a cubetti. Affettate la mozzarella in modo sottile e mettetela su un piatto a scolare. Versate tre cucchiai di olio in una pirofila abbastanza capiente, dopodiché adagiatevi i tranci di pesce spada senza sovrapporli. Coprite ogni trancio con una o più fette di mozzarella. Poi distribuite i pomodorini preventivamente salati, olive e capperi già lavati e strizzati e infine l’origano. Per ultimo aggiungete l’aglio tritato e 5 cucchiai di olio e cucinate nel forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti. Servite in tavola la pietanza ancora calda e fumante. Leggende legate al pesce spada Le leggende che vedono il pesce spada come protagonista sono tante. Una di queste narra la storia di un popolo della mitologia greca, i Mirmidoni, discendenti da Mirmidone, figlio di Zeus. I Mirmidoni seguirono il loro re Achille nella guerra di Troia. La loro crudeltà era talmente nota da essere citata perfino da Omero nell’Iliade, che racconta della loro cieca e fredda obbedienza ad Achille. Quando il loro re morì ucciso dai Troiani, i Mirmidoni cercarono di vendicarlo, attaccandoli. I Troiani però riuscirono a fuggire. I Mirmidoni, allora, irati per la mancata vendetta, si lasciarono annegare. Per onorare il gesto, Tetide, la dea marina, li tramutò in pesci dal lungo rostro in ricordo della loro arma. Da allora ancora oggi la pesca del pesce spada segue un rituale caratteristico, legato probabilmente a questa leggenda. Non appena avvistano il pesce spada, i pescatori sui loro luntri (inbarcazioni tradizionali) iniziano a parlargli, ripetendo versi in lingua greca per attirarlo vicino a loro. La sagra del pesce spada a Reggio Calabria Il pesce spada alla pizzaiola è un piatto che ha origine a Reggio Calabria ma che si è diffuso rapidamente in tutta Italia. Il legame tra la città calabrese e questo pesce è così profondo da avergli dedicato un evento tutto suo, la Sagra del pesce spada, che si tiene tutti gli anni in agosto. Un’occasione unica per degustare il pesce preparato in modi diversi e saporiti, insieme ad altri prodotti della tradizione calabrese. di Veronica Caliandro
Basilico: 5 ricette facili e gustose

Il basilico è un’erba aromatica molto apprezzata in cucina, dal profumo intenso e lievemente piccante e dalle caratteristiche foglie di colore verde brillante. Emblema della dieta mediterranea, il basilico fa la sua comparsa sui banchi dei negozi e dei mercati poco prima dell’estate e ci accompagna per tutta la stagione calda. Quando si pensa a questa pianta, viene subito in mente il pesto alla genovese o la salsa al pomodoro. In realtà il basilico si presta a moltissime ricette, facili e gustose. Ve ne vogliamo proporre alcune. Sugo di peperoni e basilico fresco Iniziamo con una salsa molto saporita e adatta a condire tutti i tipi di pasta. Pulite bene i peperoni e i pomodori e privateli dei semi interni. Tagliateli quindi a dadini. Preparate un soffritto di cipolla sminuzzata. Aggiungete le verdure e fate insaporire. Versate poi mezzo bicchiere di acqua, regolate di sale e pepe e fate cuocere a fuoco basso. Pochi minuti prima di completare la cottura del sugo, aggiungete delle foglie di basilico fresco. Infine passate la salsa nel passaverdura o nel mixer, dopodiché versatela un’ultima volta nella padella e fatela addensare ancora un po’ sul fuoco. Se preferite ottenere un sugo più cremoso potete unirvi due cucchiai di ricotta fresca o di stracchino. Se invece gradite gusti più forti, provate ad aggiungere il peperoncino o due acciughe sott’olio. Pomodori ripieni con basilico Una pietanza calabrese molto facile da preparare ma dal successo assicurato. Dividete a metà i pomodori e svuotate l’interno grossolanamente servendovi di un cucchiaino. Appoggiateli capovolti dentro un tegame, in modo tale da non perdere l’acqua. Tritate quindi il basilico e l’aglio. Frullate (o in alternativa pestate) la polpa e l’acqua vegetale dei pomodori fino ad avere una salsa liquida. Unite alla salsa ottenuta del pangrattato, il pecorino grattugiato, una spruzzata di origano, olio extra vergine di oliva sale e pepe macinato. Farcite quindi i pomodori con la crema e fateli cuocere in forno preriscaldato a 140° per 20 minuti circa. Completate con un filo di olio e servite i pomodori tiepidi. Polpette al basilico Un piatto semplice e sfizioso, ideale anche per i più piccoli. Versate in una ciotola la carne macinata, le uova, il pangrattato, il latte, il parmigiano grattugiato, della passata di pomodoro, il basilico e infine sale e pepe. Lavorate gli ingredienti fino a ricavarne un composto omogeneo e formate della polpette. Potete cuocerle infine in un tegame con del sugo oppure al forno per renderle più leggere. Burro aromatizzato al basilico Una ricetta veloce che richiede pochi ingredienti. Lavate il basilico fresco e sminuzzatelo con le mani. Tagliate 100 g di burro a fiocchetti e fateli sciogliere a bagnomaria in un pentolino. Levate dal fuoco il burro e versatelo nella planetaria con gancio a frusta (se non l’avete, usate uno sbattitore elettrico). Lavorate il composto fino a renderlo una crema compatta. Aggiungete il sale, il pepe, il basilico e alcuni cucchiai di succo di limone. Sorbetto al basilico Ecco un dolce freddo, facile da preparare e ottimo per l’estate. Fate bollire per tre minuti 2,5 dl di acqua con dello zucchero e un pezzetto di cannella. Levate quindi dal fuoco e unite una manciata di basilico. Lasciate raffreddare del tutto. Filtrate l’infuso ottenuto, unite il succo di due limoni, altro basilico tratitato e della vodka. Versate nella gelatiera e preparate il sorbetto. Infine dividetelo in 4 parti e servitelo in coppe molto fredde. Decoratelo a vostro gusto con basilico o fette di limone verde. di Virna Cipriani
L’effetto Dunning-Kruger: sentirsi esperti senza conoscere davvero

Sarà capitato a tutti, nel corso della vita, di avere a che fare con qualcuno decisamente ignorante riguardo ad un argomento, ma decisamente convinto di saperne più di chiunque altro. Che si parli di cucina, astrofisica oppure critica letteraria, è comune imbattersi in personaggi tanto impreparati quanto spocchiosi. Paradossalmente, la tipica attitudine di chi è davvero preparato su un argomento potrebbe essere quella opposta: l’insicurezza. Questo genere di fenomeni, riscontrabili molto spesso nelle conversazioni faccia a faccia come online, in psicologia hanno un nome ben preciso. Si tratta dell’effetto Dunning-Kruger, ed è stato descritto nel 1999 dai due autori americani di cui porta il nome, David Dunning e Justin Kruger. Il fenomeno viene definito come l’incapacità nel giudicare la propria preparazione, ovvero l’impossibilità di riconoscere i propri limiti ed errori da parte di persone inesperte. Queste infatti tenderebbero non solo a sovrastimare le proprie abilità, ma non si renderebbero nemmeno conto dell’effettiva capacità degli altri. Nel valutarsi, quindi, la possibilità di mantenere alta la propria autostima porterebbe i soggetti con meno conoscenze a proteggersi, sfoderando una sicurezza non in linea con la propria cultura dell’argomento. La vera prova del nove starebbe però nella capacità, da parte di questi soggetti, di riconoscere la precedente carenze a seguito di un addestramento in quell’ambito. Al contrario, persone esperte in un campo tenderebbero a sottovalutare le proprie capacità, e a ritenere che i problemi che sono stati in grado di risolvere siano facili per tutti. Questo perché una maggiore conoscenza di un argomento porta a farsi maggiori domande, mettere in dubbio le proprie conoscenze e la propria preparazione nel tentativo di raggiungere un livello ancor più alto di competenza. Questo atteggiamento sembrerebbe in linea con la famosa massima socratica “so di non sapere”, emblematica di una concezione della conoscenza come un divenire eternamente incompiuto. LEGGI ANCHE: Le Euristiche: scorciatoie cognitive che non sempre portano alla giusta soluzione (Parte I) La Broaden-and-Build Theory: la base evolutiva delle emozioni positive (Parte I) Il Mind-wandering (Parte I): la mente errante che crea e pianifica L’effetto alone: quando l’abito per alcuni fa il monaco
Un’antica via di pellegrinaggio è stata rinvenuta a Gerusalemme (II parte)

Ad oggi la parte della strada riportata alla luce è di 350 metri, ma secondo alcune fonti non confermate, pare che il tracciato fosse lungo 600 metri e largo 8 metri. La magnifica strada, che veniva utilizzata dai pellegrini per recarsi al Tempio ad offrire sacrifici, era pavimentata con grandi lastre di pietra, com’era consuetudine nelle costruzioni monumentali in tutte le province dell’Impero Romano. La scoperta è stata resa possibile anche dalla combinazione di metodi avanzati e pioneristici di ricerca, che hanno anche rafforzato l’ipotesi che re Erode il Grande fosse responsabile di tutti gli enormi progetti di costruzione avvenuti a Gerusalemme durante il periodo del Secondo Tempio. L’antica via di pellegrinaggio è stata però costruita dopo il regno di Erode, probabilmente durante il periodo in cui visse il procuratore romano Ponzio Pilato, noto per aver condannato Gesù alla crocifissione. Questa conclusione, come rivelato dagli stessi ricercatori, fa luce non solo sulla storia della Gerusalemme del periodo del Secondo Tempio, ma anche sull’importanza del dominio dei procuratori romani, che durante la dominazione riuscirono a plasmare l’immagine stessa della città di Davide. Dalle rovine trovate in uno strato di cenere risalente al tempo della distruzione di Gerusalemme, sono emerse altre informazioni preziose, come ad esempio il regime alimentare praticato nella città assediata durante la rivolta. “2000 anni dopo la distruzione di Gerusalemme siamo riusciti a tornare indietro nel tempo e a toccare nella realtà gli ultimi momenti della città prima che fosse distrutta.” I risultati di questi scavi hanno anche determinato, per la prima volta in assoluto, che la città biblica di Davide si trovava sulla collina orientale di Gerusalemme, capitale del re Davide, dove si concentrarono le istituzioni amministrative del Regno di Giuda. Di Francesca Orelli
Un’antica via di pellegrinaggio è stata rinvenuta a Gerusalemme (I parte)

Dopo sei anni di intensi scavi archeologici, un’antica via di pellegrinaggio, risalente a 2000 anni fa (periodo del Secondo Tempio) e utilizzata dai pellegrini per recarsi al Tempio, è stata riportata alla luce. La strada, lunga 350 metri, faceva parte di un tracciato più ampio, di cui non si conoscono le esatte misure, ed è stata rivelata ufficialmente nel corso di una cerimonia festiva all’interno della città di Davide. Lo scavo, finanziato dalla Fondazione Città di Davide, è stato guidato durante questi sei anni dall’Autorità per le Antichità di Israele e, come annunciato, in futuro sarà aperto anche al pubblico. La scoperta archeologica e il vasto lavoro di ricerca è stato presentato per la prima volta, dimostrando che, contrariamente a quello che si credeva, i residenti della città di Davide, o come li chiamava anche Josephus della Gerusalemme Inferiore del periodo del Secondo Tempio, erano piuttosto ricchi. “La strada imponente” ha affermato il dottor Joe Uziel, “come pure gli edifici costruiti lungo la sua lunghezza, testimoniano il fatto che qui viveva una popolazione molto benestante.” Durante l’evento inaugurale sono state mostrate anche le scoperte più significative, come ad esempio le parti rotte di un tavolo in pietra decorata, un ulteriore tavolo rotondo in pietra di bitume decorato con pietre colorate al centro. I tavoli però sono soltanto due degli esemplari che sono stati ritrovati durante gli scavi, che sono stati supervisionati dalla ricercatrice Frankie Schneider. Nelle vicinanze della strada sono state trovate anche numerose monete d’argento, coniate nella città di Tiro nel 33esimo secolo e che, secondo la testimonianza data dal Trattato Talmudico di Bechorot, erano usate come offerte per il Tempio del Mezzo Shekel durante il tardo periodo del Secondo Tempio. Tra i gioielli riportati alla luce, che sono stati molti, anche un anello con una pietra preziosa (scoperto in un bagno rituale) e vasi e fiale di ceramica usati per conservare oli e profumi. Di Francesca Orelli
Dolce, salato e dessert

La Calabria è un territorio favoloso non soltanto per le sue bellezze naturali, ma anche per le opportunità che offre. Infatti questa splendida Regione italiana è lambita da due mari diversi e accoglie coste incantevoli, montagne, colline e città d’arte. Al tempo stesso un turista non trova solo mari incontaminati e occasioni per escursioni, ma anche cibo di alto livello e dai sapori inconfondibili. La gastronomia tradizionale calabrese presenta alcuni caratteri tipici dell’impronta meridionale. La varietà e la genuinità dei piatti locali si spiegano grazie alla varietà degli alimenti regionali disponibili come ingredienti. Le delizie locali spaziano dalle ottime carni delle razze autoctone all’olio di oliva locale, dai latticini tradizionali ai funghi della Sila e alle numerose specie di pesce. I piatti locali sono semplici, “poveri”, legati alla tradizione contadina e marinara. Sul sito si possono trovare tutti gli ingredienti necessari per preparare queste delizie locali. Principali specialità Tra le minestre si trova la pasta casalinga, come i maccarruni, i paternostri, gli scilateddi, e i tagghiarini. Questi, così come le sagne, i cannaruozzuli, gli strangugghi, i rascateddi e le laganedde sono conditi con sughi a base di olio e pomodoro. Invece i vermicelli si accompagnano con pomodoro e alici fresche o con acciughe e pane grattugiato: in questo caso si parla di vermicelli con mollica. I maccheroni possono essere alla pastora (conditi con ricotta) o con carciofi. Il brodo pieno è un primo piatto della tradizione pasquale a base di formaggio, pane grattugiato, prezzemolo e uova sbattute. Molto amate sono le zuppe: di funghi, di asparagi, di fave e di accia, preparata con salame, uova, caciocavallo e fette di pane in brodo di sedani. Una specialità calabrese è il capretto ripieno al forno, ma tra i secondi piatti si ricordano anche la carne ‘ncartata e il tonno bollito. La prima ricetta consiste in carne di maiale trattata con sale e peperone rosso e usata anche per condire la pasta. Non si può dimenticare la n’duja, un salame ottenuto dagli scarti della lavorazione del maiale. Il peperoncino piccante le conferisce il tipico sapore, rendendola particolarmente apprezzata. Viene utilizzata spalmata sul pane casereccio abbrustolito, nel soffritto, come ingrediente di pizze e frittate o come guarnizione su formaggi stagionati. Dolci e liquori della tradizione Le delizie locali dolci in genere sono ricche di zucchero o miele, spesso fritte, dai sapori intensi e aromatizzate con mandorle e noci. I tardiddi sono fatti di pasta all’uovo fritti e intinti nel miele e, come i cannariculi, sono preparati a Natale. Invece le nepitelle prevedono un impasto di farina, miele e noci macinate. Famosa è la ciciarata, dove le palline di pasta dolce vengono fritte nell’olio e servite imbevute nel miele o nel mosto. Infine non si possono dimenticare i liquori: i più noti sono il bergamotto e gli amari. La Calabria è anche una terra di vini a marchio DOC. Si consiglia il Cirò Rosso per accompagnare salumi, carni rosse e formaggi, mentre il Cirò Rosato è ottimo con il baccalà in umido.
Chef Bastianich loda la cucina calabrese: Calabria di tendenza negli USA

I prodotti tipici della gastronomia calabrese hanno conquistato la chef Lidia Bastianich: ‘nduja, caciocavallo, bergamotto e liquirizia sono solo alcuni degli ingredienti segnalati dalla chef come cibi trendy del 2018. Cuoca e imprenditrice di successo, Lidia Bastianich è stata di recente in Calabria alla ricerca di nuovi sapori da portare negli Stati Uniti ed è rimasta affascinata da alcune ricette della cucina tradizionale calabrese, tanto da averle inserite nel suo ultimo libro “Lidia’s celebrates like an italian”. Ma la chef Bastianich non è l’unica ad aver scoperto le immense potenzialità della nostra regione: già lo scorso anno il New York Times aveva inserito la Calabria tra i 52 posti del mondo che valga la pena visitare. La giornalista Danielle Pergament si è detta infatti letteralmente incantata dalle bellezze del luogo, ma anche dall’eccezionale bravura dei giovani chef calabresi, invitando gli statunitensi a provare le eccellenze enogastronomiche della Calabria. Di grande interesse, per gli USA, è difatti il vino calabrese, le cui qualità sono state più volte esaltate sul New York Times dal wine critic Eric Asimov, che cura le rubriche The Pour e Wines of the times. Una particolare attenzione è stata riservata dalla prestigiosa testata giornalistica al Gaglioppo, inserito “tra i dodici vitigni più rari e di maggior valore al mondo” e definendo il vino ottenuto con questa varietà autoctona calabrese un rosso rustico, con note aromatiche di rosa e fumo, ricco al palato, con una trama tannica non invadente. di Redazione

