Il misterioso legame tra Goethe e la Calabria

Johann Wolfgang Goethe, iniziato all’alchimia e alla dottrina ermetica, fu sempre attratto dal mistero e dall’occulto. Il poeta tedesco era convinto che la sua vita fosse governata da forze oscure e da elementi demoniaci, come lui definì gli ineffabili misteri dell’esistenza. Goethe stesso affermava di possedere doti extrasensoriali, ereditate forse dal nonno materno, e fu testimone di molti eventi straordinari. Uno di questi eventi è legato alla Calabria e ci viene raccontato dall’amico e confidente Eckermann nei suoi Colloqui con Goethe. A informare Eckermann dell’episodio fu probabilmente il fidato cameriere del poeta. L’uomo raccontò di aver sorpreso una notte Goethe sopra il suo letto, spostato fin sotto la finestra, intento a osservare il cielo. Lo scrittore tedesco aveva chiamato il cameriere perché convinto di aver percepito qualcosa di strano al di fuori. Goethe collegò quella sensazione particolare con l’avvenimento di un terremoto che sarebbe accaduto, a detta sua, da qualche parte. Poche settimane dopo arrivò la notizia che in quella stessa notte, il 6 febbraio del 1783, la Calabria meridionale e Messina furono colpite duramente da un terremoto. Lo studioso Domenico Rotundonel suo testo “Goethe esoterico in Calabria e l’abate Jerocades” sostiene che quell’episodio fu uno dei motivi che spinse il drammaturgo tedesco a intraprendere il viaggio In Italia, e in particolare nell’Italia del sud, terra in cui, secondo il poeta, si percepiva un legame particolare tra la vegetazione, la storia, l’arte, il mito e le forze occulte della natura. Che Goethe sia andato anche in Calabria ce lo testimonia, secondo Rotundo, il disegno dello Stromboli fumante realizzato dal drammaturgo stesso nel 1787. Nella celebre frase del poeta “Qui è la chiave di tutto” dedicata alla Sicilia, ma che si può estendere molto probabilmente anche alla Campania e alla Calabria, è espressa a pieno la profonda affinità che Goethe aveva con questa terra. Una terra che lo ha intimamente trasformato, come ha scritto nel saggio “Viaggio in Italia”, e in particolar modo, nel dialogo riportato tra lui e un cavaliere dell’Ordine di Malta: <<Che cosa sa dirmi>> chiese, <<di quel giovane tanto dotato, che là allora faceva la pioggia e il bel tempo? Ne ho dimenticato il nome, ma le basti sapere che è l’autore del Werther>>. Dopo aver taciuto un po’ come se stessi riflettendo risposi<<La persona di cui gentilmente s’informa sono io!>> Il mio interlocutore trasalì, evidentemente sbalordito, ed esclamò: <<Ma allora molto dev’essere cambiato!>> – <<Eh sì>>, ribattei, <<tra Weimar e Palermo ho subito qualche cambiamento>>. di Virna Cipriani
‘Nduja calabrese: ricette e curiosità del noto salame spalmabile

La ‘nduja calabrese, salame spalmabile nato come prodotto povero, è riuscita nel corso degli anni a farsi largo tra i vari alimenti della gastronomia italiana, tanto da essere particolarmente apprezzata anche all’estero. Ma a cosa è dovuto il successo di questo salame dalla consistenza morbida e cremosa? Quali sono le sue origine? E quali ricette è possibile realizzare? Scopriamolo assieme! ‘Nduja calabrese: un salame dal gusto inconfondibile Realizzato con gli elementi di scarto grassi del maiale, come ad esempio coscia e sottopancia, questo salame spalmabile calabrese appare a prima vista di colore rosso intenso per via del peperoncino che conferisce a questo prodotto un sapore particolarmente piccante e deciso. Di origini contadine, la ‘nduja calabrese è il risultato di una lunga lavorazione, dato che gli ingredienti vengono impastati a lungo finché non si ottiene un composto liscio che viene in seguito lasciato a riposo per ben 2 – 3 giorni, prima di essere insaccato nel budello e infine affumicato. Con una stagionatura che dura circa 3 mesi, questo salame spalmabile calabrese arriva sulle tavole degli italiani, e non solo, particolarmente morbido e senza rischio di seccarsi. L’uso della ‘nduja in cucina Dal sapore ineguagliabile e dal gusto piccante per via del peperoncino, con la sua consistenza morbida e cremosa, la ‘nduja calabrese si presenta come un prodotto particolarmente versatile e che per questo motivo può essere utilizzato per realizzare ricette di vario genere, in grado di soddisfare persino il palato dei più esigenti. Da classico salume da accompagnamento di pane tostato e crostini, fino ad essere utilizzato come condimento per insaporire ulteriormente il sugo da aggiungere alla pasta, c’è solo l’imbarazzo della scelta. In molti, ad esempio, utilizzano la ‘nduja calabrese per farcire la pizza, gli involtini o realizzare degli antipasti davvero originali. Ritenuto un alimento afrodisiaco, per via del peperoncino, questo salame si presenta dunque particolarmente adatto per chi desidera realizzare dei gustosi piatti piccanti. Alcune curiosità sulla ‘nduja calabrese Considerato il simbolo della gastronomia calabrese, ancora oggi non sono ben chiare le origini di questo alimento dal sapore unico e inconfondibile. Secondo alcuni, la ‘nduja calabrese è stata introdotta in Calabria dagli Spagnoli intorno al ‘500, mentre altri ritengono sia stata opera dei Francesi durante il periodo napoleonico. A prescindere da chi l’abbia ideata, la ‘nduja calabrese è diventata inevitabilmente, la regina della cucina calabra. Storicamente considerata un piatto povero, la n’duja calabrese è comunque riuscita a raggiungere le tavole di quasi tutto il pianeta e per questo motivo è possibile trovarla in commercio sotto varie forme in modo da soddisfare le esigenze di ogni tipo di clientela: dalla classica forma di salame insaccato a quella in vasetti, infatti, ognuno può mangiare la ‘nduja calabrese come e quando vuole. di Veronica Caliandro
Dolce, salato e dessert

La Calabria è un territorio favoloso non soltanto per le sue bellezze naturali, ma anche per le opportunità che offre. Infatti questa splendida Regione italiana è lambita da due mari diversi e accoglie coste incantevoli, montagne, colline e città d’arte. Al tempo stesso un turista non trova solo mari incontaminati e occasioni per escursioni, ma anche cibo di alto livello e dai sapori inconfondibili. La gastronomia tradizionale calabrese presenta alcuni caratteri tipici dell’impronta meridionale. La varietà e la genuinità dei piatti locali si spiegano grazie alla varietà degli alimenti regionali disponibili come ingredienti. Le delizie locali spaziano dalle ottime carni delle razze autoctone all’olio di oliva locale, dai latticini tradizionali ai funghi della Sila e alle numerose specie di pesce. I piatti locali sono semplici, “poveri”, legati alla tradizione contadina e marinara. Sul sito si possono trovare tutti gli ingredienti necessari per preparare queste delizie locali. Principali specialità Tra le minestre si trova la pasta casalinga, come i maccarruni, i paternostri, gli scilateddi, e i tagghiarini. Questi, così come le sagne, i cannaruozzuli, gli strangugghi, i rascateddi e le laganedde sono conditi con sughi a base di olio e pomodoro. Invece i vermicelli si accompagnano con pomodoro e alici fresche o con acciughe e pane grattugiato: in questo caso si parla di vermicelli con mollica. I maccheroni possono essere alla pastora (conditi con ricotta) o con carciofi. Il brodo pieno è un primo piatto della tradizione pasquale a base di formaggio, pane grattugiato, prezzemolo e uova sbattute. Molto amate sono le zuppe: di funghi, di asparagi, di fave e di accia, preparata con salame, uova, caciocavallo e fette di pane in brodo di sedani. Una specialità calabrese è il capretto ripieno al forno, ma tra i secondi piatti si ricordano anche la carne ‘ncartata e il tonno bollito. La prima ricetta consiste in carne di maiale trattata con sale e peperone rosso e usata anche per condire la pasta. Non si può dimenticare la n’duja, un salame ottenuto dagli scarti della lavorazione del maiale. Il peperoncino piccante le conferisce il tipico sapore, rendendola particolarmente apprezzata. Viene utilizzata spalmata sul pane casereccio abbrustolito, nel soffritto, come ingrediente di pizze e frittate o come guarnizione su formaggi stagionati. Dolci e liquori della tradizione Le delizie locali dolci in genere sono ricche di zucchero o miele, spesso fritte, dai sapori intensi e aromatizzate con mandorle e noci. I tardiddi sono fatti di pasta all’uovo fritti e intinti nel miele e, come i cannariculi, sono preparati a Natale. Invece le nepitelle prevedono un impasto di farina, miele e noci macinate. Famosa è la ciciarata, dove le palline di pasta dolce vengono fritte nell’olio e servite imbevute nel miele o nel mosto. Infine non si possono dimenticare i liquori: i più noti sono il bergamotto e gli amari. La Calabria è anche una terra di vini a marchio DOC. Si consiglia il Cirò Rosso per accompagnare salumi, carni rosse e formaggi, mentre il Cirò Rosato è ottimo con il baccalà in umido.

